venerdì, settembre 29, 2006

Vivere con fiducia

Il rapporto di fiducia che lega un investitore al suo consulente è un valore prezioso che chi, come me, lavora da quasi vent’anni in questo settore sa riconoscere ed apprezzare. Questo legame si crea nel tempo ma ho sempre ritenuto che la chiarezza, anche a costo di essere cinici oltre modo, ne fosse il cardine fondamentale.

In questi anni, tormentati da guerre e situazioni socio-economiche difficili e contrastate, avremmo tutti bisogno di un bene prezioso: l’obiettività. Essa è tuttavia minata ogni giorno dalle notizie che ci assediano ed inseguono fin dentro le nostre case. Ed è proprio su questo aspetto, che vorrei concentrare l‘attenzione. Fermiamoci un momento per riflettere su ciò che i Media propongono come palinsesto giornaliero e soprattutto su come lo fanno.

Non c’è TG, o giornale stampato, che non parli di morte, guerra, caro petrolio, tasse, politica ed ogni altro avvenimento negativo per l’80% del tempo o dello spazio. Il restante 20% è dedicato a frivolezze varie come marchette ai potenti ed ai loro accoliti, veline, gossip, sport. La questione che sollevo potrebbe sembrare una banalità dal momento che, se accadono, tali avvenimenti debbono doverosamente essere riportati dai mezzi di informazione. Ma non è proprio così. Da quando lo share è diventato il primo padrone della TV, anche giornali e TG sono costretti a fare audience per sopravvivere. E l’unico modo che hanno per riuscirci è quello di rendere ogni notizia uno spettacolo a sé stante. Si è passati, nel giro di vent’anni, dal TG della sera ad un talk-show continuo, ad un tale eccesso di informazione che ora decine di canali trasmettono ogni giorno a loro volta decine di Telegiornali. Le reti televisive sono obbligate a far questo in nome della pubblicità e dei ricavi. Le notizie vengono urlate e le immagini, spesso cruente, fanno effetto soprattutto sui minori. Un tempo, dopo il crollo di un palazzo o un disastro dove ci sono dei morti, il giornalista avrebbe parlato con costernazione, a voce seria e bassa, quasi scusandosi di doverci dare una così triste notizia. Oggi invece questi sciacalli microfonati fanno a gara a chi arriva primo e a gran voce fanno la conta dei morti, dei feriti, suonano al citofono di chi ha appena perso un figlio chiedendogli come si sente. Ogni fatto viene gonfiato, ogni parere viene estremizzato e strumentalizzato così che possa essere messo in contrapposizione a quello di un altro e scatenare una polemica in diretta, alla quale noi assistiamo passivi, assolutamente passivi.

L’obiettivo è appunto quello di farci star buoni buoni, a guardare inorriditi e terrorizzati questo “reality show”e poi, all’improvviso arriva il sollievo…. Arriva la pubblicità.

La pubblicità è buona, bella, fresca e riposante, ci propone stili di vita da divo di Hollywood e viaggi da sogno, mari trasparenti, corpi da modella, auto di lusso, cibi saporiti e banche simpatiche che ci accolgono con amore. E dopo tutte le brutte cose che abbiamo appena sentito al TG ne siamo contenti e cadiamo in questa trappola con tutte le pantofole. Ci dimentichiamo che magari siamo bassi, bruttini e stanchi, che lavoriamo parecchio e ad agosto andiamo in ferie vicino casa o dai parenti, che al mare (inquinato) ci andiamo con la Fiat, che quando arriviamo in spiaggia ci rendiamo conto di essere in soprappeso o che quando andiamo in banca dobbiamo prendere il numeretto. Ce ne dimentichiamo perché quando vediamo qualsiasi pubblicità, per quanto brutta ed ingannevole essa sia, è sempre meglio della orrenda realtà di paura propinata dai TG.

Il massimo rendimento di questa strategia dei mezzi di informazione viene ottenuto quando venti milioni di famiglie sono incollate alla TV per un evento straordinario (ma bene attenti allo spot), dimenticando però di dare il bacio della buonanotte ad un figlio, di fare una telefonata ad un vecchio amico che non sentiamo da un po’, di salutare un genitore, perfino di parlare con chi ci sta accanto. Alzi la mano chi non subisce questa influenza. In questo scenario, nel quale, siamo onesti, ci riconosciamo un po’ tutti, chi più o chi meno, è assente una sola cosa: l’obiettività di cui ho parlato prima.

Abbiamo appena vissuto mesi intensi sui mercati finanziari a causa di motivi macro-economici ed anche tecnici sui quali non mi dilungherò ma durante la primavera-estate le principali piazze finanziarie mondiali hanno “portato a casa” parte dei sostanziosi guadagni messi a frutto nei tre anni precedenti. Anche in questo caso però i media hanno giocato un ruolo importante diffondendo paura ed incertezza. Dieci o quindici anni fa si comprava Il Sole24Ore per avere pareri e quotazioni, oggi ci sono almeno dieci giornali agguerritissimi che propongono tesi e verità spesso opposte. Spesso vengono fornite discordanti visioni dei numeri. A volte, a causa del conflitto di interessi fra Editore e Gruppo Finanziario che colloca strumenti finanziari, si “preferisce” non prendere in considerazione alcuni di questi strumenti per non appalesare le proprie inefficienze. Un altro esempio (senza conflitto di interessi) è il prezzo del petrolio al barile. In giugno, quando un barile valeva 75 dollari, c’erano decine di analisti pronti a giurare che si sarebbe andati verso i 100 dollari al barile entro fine anno. Adesso che quota 61 dollari ci dicono che in realtà si va verso i 50 dollari.

E’ lo stesso schema di business mediatico della TV. Vogliono che, essendo terrorizzati, ci tranquillizziamo quando entriamo in banca, alla posta, magari in un grande centro commerciale. Ciò che è grande in fondo ispira sicurezza. E’ come se fossimo tonni in mare aperto e si spargesse la voce che orde di squali bianchi si aggirano nei dintorni….verrebbe voglia di entrare ovunque, anche dentro una tonnara no?

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