A dirlo è Roberto Perotti, editorialista del Sole-24 Ore e docente alla Bocconi dopo 10 anni di esperienza alla Columbia University di New York.
In un articolo apparso ieri in prima pagina sul maggiore quotidiano economico, Perotti smantella tutte le affermazioni catastrofiste del centrosinistra. Cito i passi salienti, ringraziando Il Giornale:
«Parlare di impoverimento del ceto medio è fuorviante»
«Qualsiasi definizione si voglia utilizzare di ceto medio - scrive Perotti - i dati ci dicono che il suo reddito reale (cioè al netto dell'inflazione) è aumentato negli ultimi anni». Parlare di «incalzante proletarizzazione» e di uno «spettro della povertà che si allarga» come fa l'Eurispes nel suo Rapporto sull'Italia del 2004 è «un'assurdità».
Per misurare l'impoverimento, secondo l'editorialista del Sole, «è più rilevante la povertà assoluta, cioè di quelle famiglie che non possono permettersi un dato paniere di beni, costante nel tempo». E qui, cifre alla mano, il dato «è in calo dal 1993». Come sempre, «alcune categorie di persone possono aver subìto una riduzione del proprio tenore di vita in alcune città» ma da qui a parlare di povertà crescente ce ne corre.
«Quando si scrive che in questi anni si è realizzato un drammatico impoverimento del potere d'acquisto dei redditi medio-bassi si fa un'affermazione discutibile». E quell'aggettivo «drammatico», tanto caro all'opposizione, è «infondato».
Ma l'analisi di Perotti non si ferma qui. Non è vero che le retribuzioni dei lavoratori sono diminuite, anzi. Negli ultimi dieci anni è cresciuta, più della «produttività del lavoro».
Per un modello Welfare state, conclude Perotti, serve solo una «robusta riduzione della spesa per le pensioni e per il personale pubblico». Per farlo ci vogliono «persone con competenze specifiche, non certo chi non accetta, o non comprende, l'economia di mercato».
Applausi a scena aperta.
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venerdì, marzo 31, 2006
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