Qualche parola la voglio spendere su questa storia, anche se qualcuno sostiene che non le merita. La giornalista Giuliana Sgrena, inviata del quotidiano comunista Il Manifesto, ha detto di non essere d’accordo col Presidente Ciampi nell’assegnazione della medaglia d’oro a Fabrizio Quattrocchi, il contractor ucciso in Iraq. Quattrocchi, secondo lei, era solo un mercenario.
Anche lei,
Per la sua liberazione è morto Nicola Calipari, ufficiale dei nostri servizi segreti, che si è gettato su di lei per proteggerla dai colpi d’arma da fuoco.
Non sono d’accordo con chi dice che non merita attenzione ed importanza la dichiarazione della Sgrena. E’ facendo passare frasi e teorie come questa che si crea l’abitudine ai diversi pesi di una morte, come negli anni settanta.
Ma un infame è un infame sempre e si riconosce anche se si nasconde dietro una qualifica prestigiosa ed una casta potente. La mia indignazione dovrebbe essere quella di qualunque cittadino, nei confronti di chi, in disprezzo della decisione del Capo dello Stato, vuole a tutti i costi screditare un morto solo per fini ideologici e politici. Solo perché Quattrocchi era in Iraq per ragioni opposte alle sue.
Certe posizioni, certe dichiarazioni vanno denunciate a gran voce. Chi, come
Quattrocchi era un lavoratore Italiano ed è morto ammazzato dai terroristi.
Perché i terroristi liberano alcuni e sgozzano altri? Come fanno sempre a sapere con esattezza chi ammazzare e chi liberare? Cioè, chi sta dalla loro parte e chi contro. Chi glielo dice?
Io ho qualcosa più di un sospetto. E ce l’hanno anche i servizi segreti.
Comunque, alla fine, quella sera i soldati americani hanno sparato contro
Nessun commento:
Posta un commento